martedì 2 dicembre 2008
Paga l'IVA!
In linea con il manifesto einsteniano contro le semplificazioni eccessive, non penso che si possa delineare il quadro complessivo con due parole. Però, almeno per quanto riguarda l'Italia, credo di poter asserire con convinzione che di tutti i fattori che concorrono a deprimere la situazione economica complessiva (con gravi ripercussioni già oggi sui ceti meno benestanti, ma che forse preludono ad una catena che investirà tutti noi), due sono quelli più devastanti: la spesa enorme per il pubblico impiego, e la spesa enorme per le pensioni.
Questi buchi neri che inghiottono la grandissima parte delle finanze pubbliche sono intoccabili. Sulle pensioni si è intervenuti blandamente, con varie faticose riforme, osteggiate duramente dai peggiori nemici dei lavoratori, i sindacati. Gli effetti di questi blandi interventi però li vedremo solo fra decenni. Intanto continuiamo a dare denaro pubblico a baby-pensionati che vent'anni fa hanno iniziato a spillare denaro mentre erano sulla quarantina. Il conto lo pagano anche i pensionati seri, quelli che hanno lavorato davvero, e che oggi qualche volta campano con un tenore vita paragonabile all'accattonaggio. Ma il conto soprattutto lo paghiamo noi tutti che lavoriamo oggi, che subiamo livelli di tassazione intollerabili, che spingono automaticamente chi può all'evasione.
Lo stesso vale per il pubblico impiego, utilizzato per decenni come bacino elettorale. Una massa ipertrofica di persone che svolgono compiti spesso di utilità dubbia o nulla, ipergarantita ed intoccabile. Licenziarli è impensabile. L'unica speranza è quello che si definisce "blocco del turnover": man mano che vanno in pensione, se ne assumono sempre meno per sostituirli. Anche questo, come sappiamo, dà luogo a proteste durissime dall'arcipelago sindacale, che ambisce ad avere Poste che non consegnano in tempi ragionevoli ma "sistemano" un numero inverecondo di persone; compagnie di trasporto marittimo, aereo, stradale e ferroviario che sono le cenerentole d'Europa ma costano più di quelle di altri Paesi efficienti messi insieme; scuole affidate alla buona volontà di una fiumana di persone che porta a casa stipendi da fame e per questo ritiene che lavorare bene (quando ha le competenze ed i mezzi per farlo) sia una concessione che elargisce magnanimamente, e guai pensare di misurarla. Non entriamo poi nei carrozzoni di sanità o - peggio - di enti amministrativi ministeriali, regionali, provinciali, comunali; o degli altri elefantiaci enti statali. Il solo pensare che qualcuno controlli che questa gente sia presente sul posto di lavoro scatena in questo Paese valanghe di proteste, satire feroci, lamentazioni patetiche. Figurarsi se si arrivasse all'idea di verificarne la produttività o la competenza.
Ecco dunque che lo Stato non può ridurre le voci di spesa più consistenti. Anzi, spesso le deve aumentare, poiché l'euro ed altri meccanismi perversi hanno portato a tassi di inflazione reale che rendono impossibile vivere con gli stipendi che cinque anni fa sembravano persino generosi.
L'unica cosa che può fare stare in piedi la baracca è il lavoro di chi produce davvero, di chi paga le tasse con le quali si sfamano le decine di milioni di persone che campano di stipendi e pensioni di Stato. E non voglio dire che i dipendenti pubblici valgano di meno, o che si possa fare a meno di loro in generale. Medici, insegnanti, giudici, forze dell'ordine, persino i politici: quale Paese può andare avanti senza dare massimo onore, trattandole adeguatamente, a queste persone? Ma lo Stato li paga, e le tasse che versa sui loro stipendi sono una partita di giro, le ripaga a se stesso.
Gli statali, infatti, sono in genere favorevoli ad uno Stato dalla fiscalità elevata (tanto loro le tasse le pagano sono formalmente, attraverso questa partita di giro, per mantenere se stessi). Il colmo del ridicolo si tocca quando questi stessi individui, attraverso i loro paladini, si stracciano le vesti se il Governo parifica l'IVA su un bene di lusso quale la TV satellitare. Io, che mi considero benestante, non ho mai fatto un abbonamento a Sky, trovandola cara e voluttuaria. Ma la sinistra, contando sulla facile leva del calcio che tanta passione suscita sulle classi meno colte e più povere, vuole far passare l'idea che Sky sia un servizio non di lusso, persino culturale, e dunque degno di agevolazioni attraverso una tassazione privilegiata.
Da buoni ipocriti statalisti questi, invece di scandalizzarsi perché il Governo non riporta l'aliquota IVA generale almeno al 18% (com'era fino a non molti anni fa), ridando un po' di ossigeno ai contribuenti strozzati, si scandalizzano perché viene tolto un privilegio ai loro amici su un bene di lusso.
Come avere ancora fiducia in questo Paese? Questo è la più grossa delle domande.
lunedì 24 novembre 2008
La perfezione del cristiano
Diana cita il racconto dei pesci-banana di Salinger: "Gesù Cristo suggerice quanto segue: "Siate dunque perfetti, proprio come è perfetto il Padre vostro che sta nei cieli."" (il brano poi prosegue a dimostrare che Dio non è perfetto perché permette il male e la sofferenza, che non si capisce cosa c'entri con la perfezione).
Non posso certo dirmi un autorevole esegeta biblico, ma mi sembra chiaro che Salinger del cristianesimo non abbia capito proprio un accidenti.
Il messaggio del Vangelo sulla perfezione che cita Salinger sta in Matteo 5, nella pagina delle beatitudini. Forse è meglio leggerlo per intero:
[43-48] Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
La perfezione sta dunque nell'amare anche chi non ci ama, come Dio ama chi non lo ama.
La faccenda è tutt'altro che semplice, com'è ovvio, ed abbastanza in contrasto con la tradizione ebraica. E' interessante, da questo punto di vista, confrontare il brano con quello proposto dalle letture ambrosiane di ieri, quello di Giovanni il battista (Matteo 3).
[7-12] Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, [Giovanni] disse loro: "Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all'ira imminente? Fate dunque frutti degni di conversione, e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. Gia la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile".
Giovanni, personaggio austero che vive nel deserto (ma non è un eremita, bensì un predicatore) è perfettamente in linea con l'idea ebraica (e che poi sarà anche quella islamica) di un Dio vendicatore giustiziero, e di un Messia che verrà a spazzare l'aia e buttere nel fuoco i cattivi. E tra questi mette pure farisei e sadducei, gente che pensava di essere a posto con la coscienza perché eseguiva tutti i gesti esteriori del rito.
Giovanni farà una brutta fine, con la testa mozzata per assecondare i capricci di Erodiade, la moglie del fratello di Erode (Matteo 14). Ma prima di questo, c'è l'episodio di Matteo 11:
[1-3] Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città. Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?".
Certo, si può leggere in vario modo questa domanda di Giovanni. Ma l'idea è che Giovanni si aspettasse questo Messia-giustiziere, ed invece si trova una persona mansueta, che predica amore, tolleranza e frequenta gente equivoca (per dirla con le parole di Gesù stesso, sempre da Matteo 11: "È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.") e quindi gli fa domandare se è proprio lui quello che attendevano, il che è come dire che Gesù non è esattamente quello che si aspettavano.
La perfezione chiesta da Gesù nulla ha dunque a che vedere con quanto dice Salinger. Gesù chiede di essere aperti, accogliere la sua parola come la terra fertile accoglie il seme del seminatore, essere disposti a migliorarsi, non dire "sono fatto così" e basta, dovete prendermi per quello che sono (e sono il primo a testimoniare che è cosa durissima), né dire "sono già a posto" perché si compiono quattro gesti esteriori. Non che quei quattro gesti non contino nulla: la soluzione "faccio da me perché i riti istituzionalizzati tanto sono vuoti", come la soluzione protestante del rapporto diretto con Dio attraverso solo la Parola sono anch'esse un travisamento totale completamente fuori da quanto chiaramente esplicitato nei Vangeli. Non fosse altro che per il semplice fatto che Gesù di parole ne ha scritte ben poche, e quelle poche le ha scritte sulla terra, affidando i suoi insegnamenti completamente alla trasmissione da parte dei suoi discepoli.
giovedì 6 novembre 2008
Nonoverlapping magisteria
Ecco dunque il testo del NOMA tradotto in italiano. Quando avrò tempo aggiungerò i miei commenti.
di Stephen Jay Gould
I dissensi e gli errori degli uomini in materia religiosa e morale, per tutti gli onesti, soprattutto dei i sinceri e fedeli figli della Chiesa, sono sempre stati origine e causa di fortissimo dolore, ma specialmente oggi, quando vediamo come da ogni parte vengano offesi gli stessi principi della cultura cristiana.
Non deve recare meraviglia che tali novità in quasi tutte le parti della teologia abbiano prodotto i loro velenosi frutti. … Da alcuni poi si mette in discussione se gli angeli siano persone; se vi sia una differenza essenziale fra la materia e lo spirito. … Né mancano coloro che sostengono che la dottrina della transustanziazione, in quanto fondata su un concetto antiquato di sostanza, deve essere corretta in modo da ridurre la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia ad un simbolismo.
Alcuni, senza prudenza né discernimento, ammettono e fanno valere per origine di tutte le cose il sistema evoluzionistico … Di quest’ipotesi volentieri si servono i fautori del comunismo per farsi difensori e propagandisti del loro materialismo dialettico e togliere dalle menti ogni nozione di Dio.
Per queste ragioni il Magistero della Chiesa non proibisce che in conformità dell'attuale stato delle scienze e della teologia, sia oggetto di ricerche e di discussioni, da parte dei competenti in tutti e due i campi, la dottrina dell'evoluzionismo, in quanto cioè essa fa ricerche sull'origine del corpo umano, che proverrebbe da materia organica preesistente (la fede cattolica ci obbliga a ritenere che le anime sono state create immediatamente sia Dio).
Però questo deve essere fatto in tale modo che le ragioni delle due opinioni, cioè di quella favorevole e di quella contraria all'evoluzionismo, siano ponderate e giudicate con la necessaria serietà, moderazione e misura … Però alcuni oltrepassano questa libertà di discussione, agendo in modo come fosse già dimostrata con totale certezza la stessa origine del corpo umano dalla materia organica preesistente, valendosi di dati indiziali finora raccolti e di ragionamenti basati sui medesimi indizi; e ciò come se nelle fonti della divina Rivelazione non vi fosse nulla che esiga in questa materia la più grande moderazione e cautela.
Nella sua Enciclica Humani generis (1950) il mio predecessore Pio XII aveva già affermato che non vi era opposizione fra l'evoluzione e la dottrina della fede sull'uomo e sulla sua vocazione, purché non si perdessero di vista alcuni punti fermi.
Con l'uomo ci troviamo dunque dinanzi a una differenza di ordine ontologico, dinanzi a un salto ontologico, potremmo dire. Tuttavia proporre una tale discontinuità ontologica non significa opporsi a quella continuità fisica che sembra essere il filo conduttore delle ricerche sull'evoluzione dal piano della fisica e della chimica? La considerazione del metodo utilizzato nei diversi ordini del sapere consente di conciliare due punti di vista apparentemente inconciliabili. Le scienze dell'osservazione descrivono e valutano con sempre maggiore precisione le molteplici manifestazioni della vita e le iscrivono nella linea del tempo. Il momento del passaggio all'ambito spirituale non è oggetto di un'osservazione di questo tipo, che comunque può rivelare, a livello sperimentale una serie di segni molto preziosi della specificità dell'essere umano.
Pio XII aggiungeva … che non si adottasse questa opinione [l'evoluzionismo] come se si trattasse di una dottrina certa e dimostrata e come se ci si potesse astrarre completamente dalla Rivelazione riguardo alle questioni da essa sollevate. … Oggi, circa mezzo secolo dopo la pubblicazione dell'Enciclica, nuove conoscenze conducono a non considerare più la teoria dell'evoluzione una mera ipotesi. È degno di nota il fatto che questa teoria si sia progressivamente imposta all'attenzione dei ricercatori, a seguito di una serie di scoperte fatte nelle diverse discipline del sapere. La convergenza non ricercata né provocata, dei risultati dei lavori condotti indipendentemente gli uni dagli altri, costituisce di per sé un argomento significativo a favore di questa teoria.
L'accettazione dell'evoluzione da parte di Giovanni Paolo II tocca il dubbio nel mio cuore. Il problema del dolore e della sofferenza in un modo creato da un Dio che è tutto amore e luce è abbastanza duro da sopportare, anche se uno è un creazionista. Ma almeno il creazionista può dire che la creazione originale, provenendo dalle mani di Dio, era buona, armoniosa, innocente ed educata. Cosa si può dire dell'evoluzione, anche di una teoria spirituale dell'evoluzione? Dolore e sofferenza, crudeltà scervellata e terrore sono i suoi mezzi creativi. Il motore dell'evoluzione è lo stridere dei denti predatori sulla carne e le ossa urlanti e vive della preda. ... Se l'evoluzione deve essere vera, la mia fede ha mari più agitati da navigare.
[ Stephen Jay Gould, Nonoverlapping Magisteria,
Natural History 106 (marzo 1997), 16-22;
Ripreso da http://www.stephenjaygould.org/library/gould_noma.html;
Tradotto da Davidthegray, © 2008 ]
A completamento, ritengo opportuno segnalare anche queste riflessioni sullo stesso tema.
giovedì 30 ottobre 2008
Il Phantom a New York
(Sì, la testa che si vede in penombra è proprio quella del direttore)

Avendo assistito allo spettacolo con solo un bollentissimo caffe nello stomaco, ci siamo quindi dedicati a questi splendidi hamburger con blue cheese
mercoledì 29 ottobre 2008
Qualche nota importante sul caso Englaro
A parlare è Fulvio De Nigris, padre di un bambino, Luca, dalla vita travagliata, che valeva la pena di essere vissuta.
... ma vorrei farti riflettere sull’impatto che sull’opinione pubblica sta avendo non solo la vicenda di Eluana, ma il comportamento del padre Beppino Englaro che nel portare avanti la sua legittima battaglia occupa i media senza reale contradditorio, chiedendo da un lato silenzio sulla sua vicenda e dall’altro - attraverso il libro, le interviste e i pubblici interventi - invitandoci sempre più ad entrare nella stanza attorno al capezzale della figlia. Questo, credo, è inaccettabile intanto perché non c’è spazio per stare tutti in quella stanza (anche se in questi anni è diventata grande, molto grande), ma anche perché rimangono di fatto fuori le famiglie di chi invece in stanze simili, molto più piccole, molto meno illuminate, vivono, sperano e combattono tutti i giorni nel resto d’Italia.
L’11 novembre si deciderà sulla sorte di Eluana. Ma non dobbiamo appiattirci sulla dua vicenda, non dobbiamo controbattere a Beppino Englaro. Ma perchè fino a poco tempo fa ci invitava al silenzio sulla sua vicenda e oggi ha fatto un passo avanti come personaggio, scrittore, opinion leader, attore e chissà cos’altro ancora? E’ una sua scelta personale, legittima, ma non comprensibile, che sposta il problema, lo devia.
E’ un po’ la “misdirection” degli illusionisti che per compiere il loro trucco sviano l’attenzione su qualcosa d’altro. Ma questo non è un gioco di prestigio. Qui si gioca con la vita delle famiglie e delle persone che vivono in questo stato. Su questo campo di battaglia (che è lo stesso di Eluana) bisognerebbe decidere, ancora prima che del diritto alla vita, del diritto alla cura e all’assistenza, alla ricerca, alla nascita di centri di eccellenza, all’integrazione sociale delle persone con gravi disabilità. Di questo dovremmo parlare. E non lo si può fare solo, o soltanto, con l’aspetto teologico o filosofico, dove le migliaia di persone che in Italia vivono in stato vegetativo (con il corollario della rete di assistenza professionale, affettiva e amicale che l’attornia) diventano una semplice citazione a margine. Non è così. E’ possibile che il dibattito si riduca sempre alla “dignità del morire bene” e non piuttosto alla “dignità di garantire l’assistenza alle famiglie” che vivono situazioni di disagio anche economiche? Quale libertà lo Stato deve garantire?
In ogni caso non è accettabile che tutta la trasmissione di ieri sera si riassuma nelle ultime parole del padre di Eluana: “Il processo del morire è stato interrotto, ora la natura faccia il suo corso”.
Caro Lerner, l’ultimo tabù di questa società non è la morte ma è invece la vita, come viverla e come accettare chi la vive, o dovrebbe viverla, insieme a noi.
Importante anche quanto ci scrive Mimmo (intervento #43):
Nel frattempo vi indico alcuni dati certi (letto dalla stampa di
oggi). L’indagine effettuata dalla famiglia Crisafulli, http://www.salvatorecrisafulli.it/ (eseguita solo sui disabili e loro famiglie), perchè solo su di essi deve essere fatta.
Attesta con certezza, che su 923 DISABILI IN STATO VEGETATIVO E SIMILARI, che vivono lo stesso dramma di Eluana Englaro (anche peggio essendo nelle proprie case) hanno dichiarato, il 99,9% che sono TOTALMENTE CONTRARI ALL’EUTANASIA, pertanto le indagini e il sondaggio che viene fatto da Giornali Nazionali, non corrispondono al vero. Maggiori dettagli, nei prossimi giorni verranno riportati nel sito sopra riportato, dichiarando addirittura che i dati saranno inviati al Governo.
Infine riporto un'altra testimonianza, sempre dallo stesso blog. A parlare è Cesare Lia.
Non critico la decisione di Beppino Englaro e mi guarderei bene dal condannarlo. Egli reputa, da buon padre di famiglia, sia quella la soluzione del problema di sua figlia.Con la mia esperienza mi permetta di dire che non è così. Per conoscere perfettamente le condizioni di Eluana, occorre vivere quotidianamente accanto a lei. I medici che seguono mia figlia chiedono a noi, quando la visitano, quali sono le sue evoluzioni sul piano fisico (ma quelle sono evidenti) e sul piano psichico. Eppure ho fior di medici dal rianimatore prof. Gismondi, conosciuto nel mondo anche dagli anestesisti che partecipavano alla sua riunione, al prof. Saltuari Neuropsichiatra di Hoczirl. La verità è che i medici solo ora cominciano a trattare questa materia ed ancora brancolano nel buio.
Allora, quello che contesto è che Beppino nè i medici sanno se la povera Eluana capisce, elabora, nella sua mente decide. Hanno provato a raccontarle una barzelletta ed a ripeterla a distanza di un anno? Io con mia figlia ho provato e lei, appena apro bocca, a distanza di 15 anni, ride. Se a mia figlia faccio vedere un film di Totò, ride al punto giusto. Quindi, significa che comprende e significa che è capace di decidere sia pure nel suo silenzio. L’esame che certamente di tanto in tanto fanno ad Eluana dice che il suo cervello è piatto?
Allora elabora, allora ragiona! Non comunica ma ragiona. Ebbene, ammesso pure che quando Eluana era sana, come d’altronde è accaduto a mia figlia, abbia scientemente o non detto "io preferirei morire", oggi quella sua affermazione, a distanza di 16 anni, nella nuova situazione è ancora condivisa. Come fa un altro, sia pure suo padre, a scegliere per lei? Lei manderebbe sulla sedia elettrica o di fronte ad un plotone di esecuzione un uomo del quale non ha certezza che sia colpevole? Lei, come io, non lo manderemmo neppure se fossimo certi della sua colpevolezza!Allora si tratta dello "status" in cui Eluana si trova. Anche io vorrei tornare a vedere mia figlia sgambettare per le strade. Era una ragazza che, dopo aver letto una sola volta il trattato di diritto privato, aveva superato presso l’Università di Bologna l’esame con un ottimo voto. Eppure, interrogata da me, che pensavo ad un colpo di fortuna, mi accorgevo che ricordava a menadito tutti gli istituti giuridici, quando io quel testo, ai miei tempi, avevo dovuto studiarlo ben cinque volte (ovviamente ero somaro). Se questo è il problema, le dico che non tutti gli alberi crescono dritti, non tutti gli uomini sono belli, non tutti vincono il gran premio di formula 1, eppure si accontentano di come sono.
Perchè escludiamo che Eluana possa essere contenta nella situazione in cui si trova? Mia figlia lo è e me lo ripete con lo sguardo quando la interrogo e, quando dico che mi comporterò come Beppino Englaro, mi fa gli occhi languidi, tanto che io piango per lei ed anche per Eluana. E’, comunque, certo, che Beppino può decidere come vuole ma, prima che sia staccato il tubo dell’alimentazione, pensi che, a distanza di 16 anni, sua figlia può aver cambiato nel suo intimo opinione, e voglia continuare a sentire il calore di suo padre e di sua madre fin quando il Signore lo vorrà.
venerdì 24 ottobre 2008
Tutti al casinò, ma in grande stile
Trovo che questo periodo, diciamo da qualche settimana, sia complessivamente deprimente. Non so quale sia la chimica di queste cose, ma non riesco a dare una spiegazione completamente razionale a questo stato di cose. Per giorni, uscivo di casa di buon umore, ascoltavo le notizie alla radio ed arrivavo in ufficio di umore pessimo. Finché questo umore pessimo si è stabilizzato, ed ora è in risalita da assuefazione alle pessime notizie.
Non capisco, come probabilmente nessuno capisce, cosa stia accadendo nel mondo della finanza. Ho sempre avuto l’idea che le borse fossero un po’ in bilico tra la serietà del mondo del lavoro ed il gioco demenziale ed azzardato del casinò. Però, visti i capitali e le società che ci stanno dietro, ho sempre propeso per la prima, tanto che una cospicua parte dei miei capitali è investita in fondi comuni azionari un po’ di tutto il mondo. L’incubo legato alla borsa ha sempre avuto un nome preciso: gli “speculatori”. Tutti noi che investiamo in borsa, infatti, speriamo di guadagnare più che con le altre forme più tranquille di investimento. Gli speculatori, però, perseguono questo scopo con mezzucci poco limpidi, facendo in modo che la quotazione dei titoli cambi per ragioni diverse da quelle che dovrebbero regolarla, puntando su rapide operazioni di acquisto e vendita e non sul lungo termine.
Cosa sta accadendo in questi giorni? Sono in corso giochi pesanti da parte degli speculatori, oppure ci sono investitori in preda al panico disposti prima a vendere a qualunque prezzo pur di vendere, poi a ricomprare, poi a rivendere? C’è un legame sensato tra la crisi degli istituti bancari di una parte limitata del mondo ed il disastro che ha colpito tutti i settori di tutto il mondo?
Sempre di più sono convinto che l’Economia sia la disciplina dell’alea totale. Non esistono esperti, in economia. Esistono solo opinionisti, e l’opinione dell’uno vale tanto quanto l’opinione dell’altro. Sono tutti esperti il giorno dopo, ma nelle capacità di previsione non ce n'è uno che non prenda fiaschi colossali. Ecco perché mi sento autorizzato a dare anche la mia opinione, da totale inesperto. Sono convinto che non valga meno di quella dei presunti “esperti”. Metto la premessa indispensabile che i fenomeni coinvolti sono enormi e di massima complessità, per cui questa sarà una semplificazione drastica in cui ogni punto può essere oggetto di errori valutativi ed omissioni enormi.
L’idea che mi sono fatto è questa: qualche anno fa c’è stato un periodo in cui il tasso di sconto era globalmente ai minimi mai visti (almeno da che io abbia memoria). I conti correnti bancari proponevano interessi dello zero virgola (qualche banca furbona non li ha ancora adeguati, ma questo è un altro discorso) ed i mutui a tasso variabile venivano via a prezzi di liquidazione. Non è che la situazione economica fosse rosea, ma tutti noi, vuoi la natura ottimista dell’animo umano, vuoi la propaganda furfantesca dei promotori bancari, ci attendavamo davanti un periodo in cui il Divino Euro ci avrebbe garantito che i tassi di sconto sarebbero rimasti bassissimi. E frotte di persone ed imprese hanno contratto debiti a tasso variabile. (Analoghi fenomeni sono accaduti nelle aree non euro.)
Perché poi i tassi siano saliti così repentinamente e vertiginosamente, questo è il primo mistero doloroso. Personalmente credo che si sia trattato di una manovra speculativa attuata dalle istituzioni (banche centrali, governi) per racimolare denaro facile, sapendo che l’indebitamento complessivo era enorme. Manovra in parte in malafede, dunque, ed in parte anche necessaria per porre qualche rimedio al galoppare dell’inflazione reale, poiché non era più sostenibile continuare artificialmente a misurarla al ribasso, in quanto il crescere dei costi (materie prime, petrolio in primis , e rivendicazioni salariali) aveva ormai fatto gettare la maschera. Questo però non giustifica del tutto quell’aumento, in quanto aumentare il tasso di sconto porta sì ad una maggiore corrispondenza tra i tassi del prestito e l’inflazione, ma produce anche nuova inflazione e difficoltà alle imprese. Che essendo già in crisi per i fenomeni della globalizzazione (competizione da mondi che hanno condizioni legislative non paragonabili) non hanno avuto altre scelte che alzare i prezzi (generando inflazione), indebitarsi ulteriormente, e/o fallire. Ma la conseguenza peggiore, per ora, si è vista sui privati cittadini che avevano contratto debiti a tasso variabile. Questi si sono visti aumentare le rate di cifre assurde, anche del 30% (ed il perché così tanto è per me il secondo mistero doloroso), ed in qualche caso sono arrivati al default. Nei paesi le cui popolazioni sono più “leggerotte” nel rivolgersi al credito (USA, Gran Bretagna) questo ha avuto conseguenze più drammatiche, ma anche da noi la situazione è grave.
Ora, vista la drammaticità del momento, le banche centrali hanno iniziato ad allentare la morsa dei tassi, ed i governi hanno dovuto dare garanzie sulla liquidità delle banche. I debiti restano, e quindi prima o poi saranno pagati (anche con profumate penali). Sarebbe assurdo pertanto che fallissero le banche solo per carenza di liquidità. Ma intanto i governi la devono garantire sotto forma di obbligazioni, e anche questo ha un costo.
Perché gli “esperti” non hanno saputo prevedere che il crescere illimitato del debito avrebbe portato a grossi problemi? Qualcuno, speculatori di borsa a parte, ci ha guadagnato?
Non sono esperto, ma c'è un altro fenomeno che nella mia inesperienza mi lascia un po' perplesso. Quasi tutte le nazioni ricorrono abitualmente all'indebitamento, per sistemare i loro conti, emettendo bond. Il nostro (non unico) lo fa da parecchi decenni. Ridurlo è praticamente impossibile, a meno di avere la forza di ignorare le inevitabili proteste di piazza che si vedono non appena si inizia a tagliare le spese (lasciando inevitabilmente a casa parecchi pubblici dipendenti). Ma il debito può crescere all'infinito? Finora si è provveduto, con l'aumento delle imposizioni ed il giochetto della svalutazione monetaria, ad impedire che si arrivasse al default. Ma cosa accadrebbe se ad un certo punto la crisi di liquidità generale portasse ad avere i bond invenduti? L'Argentina è stata un caso isolato oppure è il precursore di un fenomeno che prima o poi vedrà stati ben più importanti cadere uno dopo l'altro come pedine del domino? Davvero investire in titoli di stato è così sicuro?
Considerazioni conclusive:
- Mai fidarsi troppo dei bancari. Mai indebitarsi oltre lo stretto necessario. Meglio una casa o un’auto o una tv piccola ma che si può pagare in fretta (possibilmente sull'unghia), piuttosto che mutui pluridecennali che sono di fatto salti nel buio.
- Mai fidarsi degli esperti e degli economisti in genere. Purtroppo però anche l’istinto non è automaticamente miglior consigliere. Non si può nemmeno investire tutto il proprio capitale in obbligazioni a tassi dimezzati rispetto all’inflazione reale, né in case che hanno costi di mantenimento elevati e prezzi ben al di sopra di qualunque logica. Investire in azioni, dunque, resta una necessità, pur di non andare oltre la quota di cui si è certi di poter fare a meno per lungo tempo.
venerdì 10 ottobre 2008
Una Juno vera e tutta italiana
E' importante la storia che ci racconta Federica. Federica ha 16 anni ed aspetta un bambino, ovviamente non cercato. La sua storia pare la stessa di di quella di Juno, solo che questa volta Federica non è un personaggio inventato.
E' importante la sua storia per tanti motivi. E' importante soprattutto perché è la testimonianza che le scorciatoie non sono l'unica soluzione al problema, e di queste testimonianze c'è estremo ed urgente bisogno. Ma è importante anche per altri motivi.
La vicenda ha dell'incredibile. Federica è incinta, e la sua prof non trova di meglio da fare che assegnare alla classe un tema (una "traccia" si dice oggi) del genere: Oggi, più che mai, è necessario sensibilizzare i ragazzi all’educazione alla sessualità ed alla protezione. Prendendo spunto dall’articolo letto insieme, dai testi forniti e dall’esperienza diretta che ha coinvolto la nostra classe stessa, scrivere un saggio breve/articolo di giornale. E correda questa traccia con una serie di incredibili "documenti".
Stento ancora a credere che si possa essere così indecentemente privi di tatto e di sensibilità. Una cosa del genere, a mio parere, dovrebbe finire sulle prime pagine dei quotidiani, o almeno in quelle interne. Invece ci finiscono le lettere di una mitomane che sente un'ingiustificata "paura" perché il figlio adottivo è peruviano e potrebbe essere "vittima di qualche discriminazione o, ancora peggio, di violenze". Federica non ha paura di essere vittima di discriminazioni, Federica è vittima di discriminazioni, gravissime, e nessuno ne parla.
Tornata a casa, ha scritto sconcertata alle amiche che ha trovato nel Dono, un associazione meritoria che crede che per risolvere il problema delle gravidanze indesiderate ci siano altre soluzioni che aborto, pillole del giorno dopo e simili. Non aveva intenzione di svolgerlo, quel tema, ma le amiche la convincono a farsi forza e scrivere.
E che tema! Ci dice che quello che ha nel grembo non è un "problema", è una persona. Ci dice che non è vero che la sessualità, a quell'età, sia un giochetto per vincere la noia. Ci dice che intorno a sé sente solo riprovazione, condanna, emarginazione. Non per quello che ha fatto, ma per quello che non ha fatto, cioè sopprimere suo figlio. Ci dice che la stampa ci sommerge di un mare di falsità, anche gravi come questa: "Per ragioni di salute Per una ragazza molto giovane una gravidanza può comportare rischi per la salute. A 15 anni o a 17 anni, il corpo femminile non ha ancora finito di crescere e non è ancora pronto per accogliere un bambino."
Ci dice soprattutto che a 16 anni si può essere maturi, più maturi di quanto molta gente (insegnati, medici e giornalisti compresi) potrà mai essere nella sua intera vita. Daniele, con una mamma così, se anche dovesse avere qualche difficoltà, sarà un bambino fortunato. Più di molti bambini nati da coppie che hanno, secondo quanto prescrive il canone progressista ormai mainstream, "i mezzi economici, il tempo, la maturità necessaria per poter allevare un bambino".
(Una discussione su questo post è disponibile qui.)




