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mercoledì 4 febbraio 2009

Cose belle e meno belle al volgere dell'anno – parte 2

Cose imperdibili (segue):

Lego City e Castelli 
Videogame Lego Indiana Jones per PSP
Videogame Lego Batman per PS3
 
I vecchi intramontabili mattoncini colpiscono ancora. Che siano virtuali o in plastica palpabile, il fascino è indiscusso. Qualcuno sostiene che il divertimento, per i bambini, sia più nel distruggere che il costruire. Indubbiamente questa convinzione è forte negli architetti del software Lego. Sarà, ma ogni volta che disfiamo il frutto delle nostre fatiche, che sia l’aeroporto, la stazione dei pompieri o il veliero degli orchi, a me un pochetto piange il cuore.

Nella versione elettronica, i mattoncini sono stimolanti e non banali. Le difficoltà sono ben variegate e non ci si annoia. Il côté distruttivo supera quello costruttivo, ma tant’è. L’episodio batmaniano è particolarmente divertente, permettendo di impersonare anche i cattivi. Nella modalità cooperativa a due giocatori il divertimento si accresce.

Cronache di un venditore di sangue di Yu Hua
Immagine di Cronache di un venditore di sangueLa Cina da un punto di vista interessante. La rivoluzione culturale vissuta dalla gente qualunque. Spiega bene su quali terreni possa attecchire il comunismo: ignoranza, povertà, non aver nulla da perdere sia materialmente che spiritualmente. Racconta di un popolo che si nutre di passaparola surreali, di piazzate, di favori e piccoli privilegi.   Il “grande balzo in avanti” e tutte le sciocchezze propugnate dal comunismo (con la sua scala di valori, in cima alla quale sta il grande Mao che va amato sopra ogni cosa) vengono assorbite dalla gente senza illusioni né reazioni, come semplice dato di fatto. L’aspetto che ho trovato più curioso sono i rapporti umani, pre- o post-comunisti che fossero. Rapporti tra genitori e figli, tra coniugi, tra parenti, tra vicini, lavorativi. Nulla di paragonabile a quanto conosciamo noi in Occidente.

La bella addormentata nel bosco (blu-ray) e
Come d'incanto
(Enchanted)
La Disney ai soliti livelli. Passano gli anni ed i decenni, ma il riferimento è sempre lì. Inutile commentare un’opera d’arte quale “La bella addormentata”. Due parole sull’edizione blu ray. Spettacolare, non c’è che dire. Di film e cartoni dell’epoca in DVD ne ho visti parecchi, così nessuno. L’avessero realizzato ieri, questo cartone, non ci sarebbero differenze (a parte lo stile dell’epoca, che oggi non è più attuabile, quei livelli non si raggiungono più da parecchio tempo).

Il massimo che si vede ai nostri giorni è comunque notevole. Non c’è più la cura artistica che c’era allora. Oggi è tutto più “commerciale”, non si può uscire dagli schemi del politically correct (non che questo in generale sia sbagliato, ma purtroppo questo a volte sconfina in un relativismo culturale piuttosto inaccettabile). Come d’incanto sembra tentare un’operazione di rottura degli schemi classici. Si tratta di un musical realizzato con tecnica mista cartone animato/film recitato. Prende in giro un intero genere, quello dell’“e vissero felici e contenti”, delle principesse che si innamorano a prima vista del principe azzurro, perfettamente rappresentato dalla Bella addormentata. Gli attori sono grandiosi (tra cui un non-principe-azzurro Patrick Dempsey - il “dottor Stranamore” della sit-com Grey’s Anatomy; una Susan Sarandon che è assai credibile nell’impersonare la regina cattivissima; ed un’eroina Giselle incarnata dalla bravissima e talentuosissima Amy Adams). La colonna sonora è del solito geniaccio di Alan Menken raggiunge livelli da far cadere la mascella in alcune scene, come nella grandiosa coreografia con i giamaicani in Central Park. Ora mi toccherà rivedermelo in inglese, non fosse altro che per sentire la voce narrante dell’ancora attivissima Julie Andrews.

Sweeney Todd (blu-ray) 
Tim Burton il sanguinario. Ancora un musical, ancora una colonna sonora con punte memorabili. Il film è geniale, di quelli che restano dentro. Le scene splatter sono veramente eccessive: sgozzamenti, carni umante triturate, grossi insetti nel cibo… eppure ci stanno tutte. Tutto il film è scuro e tetro, tranne una scena luminosissima al mare. La fotografia è sempre mirabile. Bella la ricostruzione della vecchia Londra, belli i ritratti dickensiani di ricchi e poveri, bella la trama, grandi gli attori, tra cui parecchi volti noti, uno dei quali (Timothy Spall) grandioso anche in Come d’incanto, oltre che nei vari Harry Potter (Peter Pettigrew, “Wormtail”). Non spendo parole sul macabro Johnny Depp, burtoniano DOC, che meglio di così non poteva recitare. Azzeccatissima anche la protagonista femminile (Helena Bonham Carter, già timburtoniana con Depp nel bel remake de La fabbrica di cioccolato e presto ancora, sempre con Depp, in Alice in Wonderland, anch’essa è attrice potteriana, che rivedremo presto nei panni di Beatrix Lestrange). E’ tempo che non vedo i due Batman burtoniani, mi sa che è ora di rimetterli sotto.

Batman Begins (blu-ray) e
Il cavaliere oscuro (blu-ray)
  
Batman Pipistrellus in fabula… (lo so, si dice vespertilio). Parlando di Batman, gli ultimi due episodi sono una svolta interessante. Forse si perde un po’ di poetica, ma con Nolan si guadagna in verisimiglianza e realismo (per quanto ridicoli questi concetti possano sembrare applicati ad un supereroe…). Il primo ha annoiato un po’ di gente, con la faccenda della genesi del supereroe. Non so come. Sull’ultimo, però, i pareri sono univoci. Tutti i protagonisti sono spettacolari (con qualche riserva sull’amica, sostituita rispetto a Begins ma ancora non convincente). Il Jocker riesce a non far rimpiangere Jack Nicholson. Le riprese nel superformato IMAX sono da riferimento, ed il blu ray rende giustizia all’impegno profuso per realizzarle (questa tecnica, finora usata solo per costosi documentari proiettati nei mega lunapark, sta facendo scuola: la stanno usando ora anche per Transformers 2).

Uomini che odiano le donne
La ragazza che giocava col fuoco
di Stieg Larsson

Non male. Fosse stato solo per il primo, l’avrei inserito nella sezione seguente, quella delle cose che vale la pena godersi ma non imperdibili. Il secondo, però, ha una marcia in più, che lo mette di diritto nel capitolo degli imperdibili. Entrambi i libri danno la soddisfazione di leggere una trama ben architettata, intricata quanto basta. L’ambientazione scandinava è un po’ fuori dalle nostre consuetudini, il che non guasta. Tutto è improntato ad una morale un po’ fastidiosa per me, quella delle “relazioni liquide”, dove è normale che due persone che si incontrano casualmente finiscano entro breve a letto (a prescinedere dal sesso dei due) e le coppie siano “aperte”. Ma l’autore è abbastanza onesto da non nascondersi le conseguenze che questi comportamenti implichino. Forse però l’ingrediente piccante è uno dei vari componenti fondamentali che fanno della ricetta Larsson un piatto così appetibile per tanti palati. Il tema di fondo di entrambi i romanzi, comunque, non è tanto leggero. Si tratta delle prevaricazioni, di vario ordine e grado: centrali soprattutto quelle sessuali, degli uomini sulle donne. Tema delicato, trattato in modo competente, profondo, non banale. Ottima la caratterizzazione dei personaggi. Su tutti, Lizbeth Salander resta un’eroina eccentrica cui ci si affeziona.

Cose belle ma non bellissime, che comunque valgono il tempo loro dedicato:

Quantum of solace (cinema)
James Bond è sempre James Bond. E’ un mondo a parte, che ho seguito in tutti i suoi capitoli, almeno cinematografici. Non credo di poter essere obiettivo parlando di Bond. Prosegue dove Casino Royale s’era fermato. A tratti è un po’ troppo frenetico e si fa fatica a seguire gli sviluppi delle scene. Lo spettacolo è comunque grande, e a me questo Bond tetro e cupo (caratteristica di moda negli eroi cinematografici del momento) in fondo piace più del Bond solare e sempre inappuntabile dei pur grandissimi Sean Connery e Roger Moore. Lunga vita a Craig-Bond.

Underworld (blu ray)
La guerra tra vampiri e licantropi. Un’idea che non lascia presagire nulla di buono. Eppure il film è coinvolgente, non fa rimpiangere il tempo dedicato. Decisamente meglio, per stare sul genere vampiri, dei vari Blade. Ambientazioni dark, personaggi maledetti, combattimenti epici, litri di sangue, morphing a gogo. L’intrattenimento c’è, gli attori (in particolare la protagonista) fanno godere gli occhi, la trama non è né banale né scontata.  

Kung-fu Panda (blu-ray) 
I cartoons targati Dreamworks non mi convincono mai al 100%. il film è divertente ed a tratti ilare. Purtroppo il linguaggio così gergale e la superficialità di una trama che si presta assai poco ad una seconda lettura ne fanno un’opera un po’ banale. I personaggi sono totalmente assurdi, e questo è uno dei pochi pregi di un film che non ha nessun’altra pretesa che il facile intrattenimanto. In questo, però, riesce abbastanza, anche se qualche sbadiglio ogni tanto scappa.

Le cornache di Narnia: il principe Caspian (blu-ray) 
Seguito non male, finalmente con una voce ascoltabile per il leone Ashlan. Il primo non mi aveva fatto impazzire, e nemmeno questo. Gli attori non mi convincono fino in fondo. C’è un che di artefaatto che domina questi film. Le relazioni tra i personaggi sono troppo melliflue. La trama è sempre scontata. Non ho letto gli originali di Lewis, prima o poi devo decidermi a farlo. Stando ai film, le metaforse sono troppo esplicite ed improntate ad una visione protestante del cristianesimo, anche se ammetto non è semplice definire da quali elementi precisamente questo traspaia. Di fatto c’è una differenza abissale rispetto alla profondità delle metafore tolkeniane e nella complessità dei loro mondi fantastici.

Il grande capo di Lars von Trier 
Originale. Carino, ma non bellissimo. Non c’è opera di von Trier che non sia piena di ideologia, e questa non fa eccezione. Non c’è opera di von Trier che non sia intelligente, e anche qui nessuna eccezione. Questo film è un po’ più “leggero” dei precedenti. Dovrebbe essere una commedia allegra, ed in effetti lo è. Resta di sfondo l’idea che il “capo” sia un essere a sé, diverso dagli altri uomini. Per potersi umanizzare, il capo deve fingere di essere a sua volta dipendente. Strano concetto, qui portato al parossismo.
Curiosissimo è il quadretto dei rapporti Danimarca-Islanda che fa da sfondo. Sembrerebbe che qualche vecchia cicatrice non si sia mai rimarginata. Questo è l’aspetto che più mi ha divertito nel film.

Cose bruttine e deludenti:

Indiana Jones e il teschio di cristallo
La solita saga un po' stupidina. Fondamentalmente inutile, anche dal punto di vista del puro intrattenimento. Non ho mai capito nemmeno il successo dei primi tre episodi, ma questo è ancora più insipido.

venerdì 9 gennaio 2009

Cose belle e meno belle al volgere dell'anno – parte 1

Le vacanze sono ormai giunte al fine. Complessivamente il bilancio è molto positivo.

Tralasciando la parte più importante, quella relativa agli affetti personali, mi dedicherò alle “belle cose” più materiali che mi hanno rallegrato queste settimane. In buona parte si tratta di fenomeni supercommerciali: rifuggo come sempre dagli atteggiamenti snobistici. Non tutte sono cose particolarmente nuove. Elenco solo quelle che ho letto/visto/ascoltato/usato per la prima volta.

Cose imperdibili:

LittleBigPlanet
Un gioco innovativo per la PS3, destinato a rivoluzionare il mondo dei videogames. Guidando il nostro sackboy (un pupazzetto di stoffa che possiamo abbigliare e decorare come vogliamo), esploriamo in perfetto stile platform game un mondo fantastico ed accattivante, colmo di suggestioni. Si può giocare cooperativamente fino in quattro, e giocarci con i bambini è un vero spasso. E’ superintegrato in internet e c’è la possibilità di creare ricchissimi ambienti da condividere e far giocare online agli altri giocatori sparsi per il mondo. La grafica è rivoluzionaria, fatta tutta di elementi e materiali del mondo reale trasformati. E’ un gioco che ha creato in me un po’ di dipendenza.

Cito quale curiosità l’incidente che ne ha ritardato l’uscita di qualche giorno: una canzone conteneva un testo in libanese tratto dal Corano, il che è stato sufficiente a costringere i produttori, per evitare l’ira dei mussulmani, a ritirare centinaia di migliaia di copie in blu-ray già stampate e distribuite ai grossisti.

Desperate Housewives, stagione 4
Serie che ha mostrato un nuovo slancio. Dopo una prima stagione esplosiva, un leggere calo nella seconda, un calo ancora maggiore nella terza, ecco riesplodere il fenomeno, grazie all’apporto di una grande linfa vitale. L’autore sembra gettare ogni remora dovuta probabilmente in passato ad una ricerca di minima plausibilità. Qui, invece, assistiamo ad un impianto più sudamericano, con trame intircate che includono omicidi tentati e riusciti, spettacolari uragani meteorologici e sentimentali, ragazzine psicocriminali e madri che occultano il cadavere del figlio, belle facce oneste che si rivelano drogati dipendenti dai farmaci e una protagonista che affronta niente di meno che un tumore (argomento altrimenti tipicamente tabù), omosessuali dipinti come plausibili antipatici bastardi anziché i soliti simpaticoni eccentrici della TV (l’autore della serie è omosessuale e può permettersi di farlo). I momenti topici sono tantissimi ed i cali pochissimi. La serie è emotivamente coinvolgente come poche altre, e temi quali religione, malattia, rapporti famigliari (coniugali e parentali), omosessualità, politica vengono trattati in modo alquanto non-convenzionale, originale e brillante. La puntata dell’uragano a mio parere è degna di entrare nella storia della televisione.
Purtroppo la serie è rovinata da una chiusa precipitosa, fenomeno che ha compromesso anche altre serie nello scorso anno (ho in mente in particolare la terza stagione di Prison Break). Il famoso sciopero degli screenwriters ha fatto dei bei danni. Troppi fili si ricongiungono a cascata nella doppia puntata finale. Da notare l’ennesima pessima presentazione della RAI, in seconda serata e con un ritardo esagerato (un anno dopo la trasmissione su Sky), e con una cadenza variabile (martedì, poi qualche volta il venerdì, …). Per fortuna in Inghilterra è disponibile il cofanetto di DVD (che ha pure l’audio italiano), che ho prontamente acquistato e mi ha permesso di non essere succube dei capricci RAI.

Locoroco 2
Gioco per la PSP. Anche qui, il rischio di cadere in dipendenza è elevato. Il genere è ancora il cosiddetto “platformer”: ci sono vari “quadri” da esplorare, dove si devono raccogliere oggetti e risolvere enigmi per proseguire. Sembrava un genere in declino, soppiantato da altre tendenze: dapprima dai mondi virtuali ipercomplessi dei FPS (first person shooters), dove le ambientazioni sono tridimensionali e si punta al massimo del realismo cinematografico, le sessioni di gioco sono piuttosto lunghe e le trame intricate. Poi c’è stata la fase degli RPG (role playing games), dove la complessità è ancora più grande, si devono gestire una miriade di parametri attrezzando il personaggio di caratteristiche fisiche, psichiche, armamenti e poteri magici molto dettagliati e sofisticati. Infine c’è stata la reazione di rottura, quella il cui emblema è il Wii: da giochi di una complessità e dimensione enormi si è tornati a giochi ipersemplificati, dove la grafica è elementare, si capisce tutto immediatamente ed in pochi secondi si è in grado di divertirsi, come era ai vecchissimi tempi dei primi ping pong elettronici. Sto ovviamente semplificando: in realtà tutti questi mondi sono ancora vivi e vegeti, e convivono abbastanza pacificamente (a parte l’esaltazione dei vari “fanboys”, che esaltano questa o quella console e questo o quel genere, pretendendo ridicolmente di essere gli unici “hardcore gamers” che hanno capito tutto). Ogni genere, ogni console ha il suo pubblico di riferimento e c’è spazio per tutti. Il Wii è perfetto per il pubblico superoccasionale, la PS3 e l’X-Box sono per un pubblico più esigente, la PSP e il DS sono perfetti per l’uso nei ritagli di tempo, ovunque ci si trovi. Non sono rare le persone che posseggono più di una console.

Ho divagato un po’, torniamo ora al nostro Locoroco. Platform game, dicevo, ma piuttosto intricato. Ci si prende immediatamente la mano, avvicinandoci alla guida del nostro plastico e rimbalzoso pallino (il locoroco) alla ricerca dei suoi amici con i quali si unirà ingrandendosi ogni volta. In ogni coloratissimo quadro si devono unire 20 lochirochi, evitando varie insidie, in genere governate dal cattivo Bonmucho che con i suoi Moja sporca il mondo fantastico delle simpatiche talpine Mui Mui. In perfetto stile giapponese, il tutto è accompagnato da musichette accattivanti e divertenti, che spesso diventano anche protagoniste del gioco. Ci sono vari spunti umoristici e si gioca quasi sempre col sorriso. Ben presto, però, ci si rende conto che il mondo di Locoroco non è semplicissimo come appariva, ed i compiti che dobbiamo svolgere sono tanti e variegati, e spesso niente affatto semplici. Bravi gli sviluppatori, davvero, sotto parecchi punti di vista. Bella la grafica, bello lo stile, bella la giocabilità, bella la trama, bella la musica, belle le idee sulle meccaniche che regolano i vari quadri. 10/10, imperdibile.

Ortone e il mondo dei Chi
(Horton Hears a Who)

“A person's a person, no matter how small!” Ogni tanto capita un film non sotto vuoto spinto. Il libro è stato scritto negli anni 50 dal mitico Dr. Seuss (l’autore del Grinch e di Ratatouille) e la penna potente si fa sentire! L’arrogante cangura trascinatrice di folle, al grido di “se non puoi vedere qualcosa, non esiste!”, cerca di distruggere un intero minimondo (anch’esso frequentato in buona parte da scettici che non credono nell’esistenza del mondo più grande). L’elefante Ortone, “fedele al 100%”, è pronto a sacrificare completamente e disinteressatamente se stesso, pur di salvare questo mondicino e le sue minuscole personcine, collaborando con il piccolo sindaco dei Chi.

mercoledì 17 settembre 2008

DRM da incubo

Sta accadendo una cosa curiosa su Amazon.com. Ritengo sia particolarmente significativa e spero che la stampa internazionale dia ampio risalto presto, se non l'ha già fatto.

Il fatto è questo. Dopo un'attesa di anni, finalmente la Electronic Arts (da decenni mito nel mondo dei videogiochi) ha rilasciato Spore, un videogame per PC ideato da Will Wright, il creatore del mitico The Sims.

A pochi giorni di distanza, Amazon contiene ora 2687 user reviews. Un numero impressionante. La cosa più impressionante è che di queste, ben 2349 (più dell'87%) sono estremamente negative (voto 1 su 5). Si tratta di una sentenza di proporzioni inaudite. Tutte queste riviews sono sostanzialmente unanimi: ne condannano il sistema di DRM (controllo dei diritti d'autore). EA ha infatti deciso che il gioco va attivato via internet, e sono previste non più di 3 attivazioni (per una eventuale quarta attivazione è necessario telefonare ad EA).

Sarà curioso vedere come EA reagirà a questa nuova forma di boicottaggio elettronico. A fronte di quel mare di boo, chissà chi avrà il coraggio di ordinare Spore da Amazon!



Ho partecipato direttamente ad uno dei forum in corso sull'argomento (qui). La questione DRM è in primo piano ormai da anni per quanto riguarda specialmente il mercato video. Le case cinematografiche spendono fortune per creare protocolli di criptazione per impedire la copia abusiva dei supporti. Sul DVD abbiamo visto che fine ha fatto: semplicissimi software gratuiti permettono di raggirare le limitazioni. Oggi è in corso la partita sull'alta definizione: un costoso sistema prevede che il segnale passi sui cavi HDMI criptato, ed un apposito chip in monitor e televisori controlli che tutto sia a posto. Molti monitor e le vecchie tv HD-ready, sprovvisti di tale chip, non possono riprodurre le immagini dei dischi blu ray. Tutto ok, se non fosse che è solo questione di vedere quanto ci vorrà prima che i pirati cracckino le codifiche di protezione dei blu ray (pare che sia già avvenuto) e quindi bypassino l'encoding della protezione HDCP. Insomma, un po' di divertimento per i pirati ed un bel po' di costi per l'industria che vengono scaricati sugli utenti finali.

Un altro problema che si è affiancato a quello della protezione dei supporti fisici è che da anni ormai se ne può fare a meno. Musica, film, videogiochi, software in genere e libri possono stare su supporti di memoria riscrivibile (memorie flash, hard disk, cd rw) e trasmessi via internet. Questo ha ovviamente facilitato la pirateria e anche qui l'industria ha risposto spendendo valanghe di soldi per sistemi di gestione dei DRM sul materiale scaricato lecitamente e perseguendo nei tribunali la pirateria. Risultati pratici?

1) Chiunque di noi, con un minimo sforzo, può trovare film in divx e musica in mp3 pirati senza spendere un centesimo.
2) Personalmente ho scaricato brani mp3 pirati per ascoltare autori sui quali avevo dubbi. Quando mi sono piaciuti, ho poi ordinato i loro CD, che altrimenti non avrei mai comprato.
3) Ho scaricato l'anno scorso un CD di Pollini legalmente da iTunes, per poi rendermi conto che, una volta masterizzato su CD in formato CD audio, la qualità è inaccettabile per delle orecchie appena un po' educate. La copia originale in AAC l'ho scaricata su un computer precedente e non ho nemmeno voglia di stare a fare l'attivazione su questo. Non posso ascoltarla sul mio lettore di mp3 Creative Zen perché non riproduce l'AAC. Non comprerò mai più nulla su iTunes.

Che fare allora? Dal mio punto di vista è semplice: smetterla di applicare politiche di DRM vessatorie che stimolano solo la pirateria. Spendere quei soldi per migliorare i contenuti. A tutti piace possedere un bel film, un bel cd o un bel videogame sul supporto originale. Se però un gioco dura poche ore e poi non viene più voglia di giocarlo, o il film è scadente, viene lecitamente voglia di rivenderlo. Come si è sempre fatto con i libri e gli altri oggetti. La mia idea è che le protezioni DRM siano necessarie, ma i meccanismi di oggi siano inaccettabili. Limitare il numero di copie, per esempio, è una cosa per me assurda. Un libro o un dvd possono circolare all'infinito: perché mai per un'edizione digitale non dovrebbe essere lo stesso? La limitazione dovrebbe essere semmai che non più di una copia possa essere attiva allo stesso tempo (come un libro può venire prestato solo ad una persona). E devono sparire tutti i problemi di compatibilità dei DRM (per esempio, possiedo una copia digitale di Juno, che potrei attivare su massimo tre computer, ma non posso scaricarla sulla PSP), che sono un altro incubo per i "techie geeks" come me.

In America oggi è possibile acquistare quasi qualunque libro in formato elettronico sul Kindle di Amazon. Costa poco meno che il libro cartaceo. Dicono che la leggibilità sia eccellente, paragonabile a quella della carta, ed i vantaggi sono innumerevoli. Ma c'è questa limitazione: i libri protetti da copyright non possono essere ceduti (se non ad altri Kindle in possesso dei propri familiari). Questo non può che ostacolare la diffusione dell'oggetto.

Trovo interessantissimo il mercato dei videogames. E' uno splendido laboratorio sulla formazione dei prezzi attraverso la legge della domanda e dell'offerta. Man mano che passano settimane dalla prima uscita dei giochi, sempre più gente li completa (o si stufa) mettendo in vendita le copie usate. Questo fenomeno è il principale obiettivo della politica di EA (e della pressione che fa Sony per far acquistare i giochi facendoli scaricare - protetti da DRM - dal Playstation Network anziché su disco). Chiaramente, nell'ottica del gamer un bel gioco deve durare parecchio (anche alla luce del fatto che i giochi per la PS3 in Italia vengono venduti intorno ai 70 euro!) ed offrire contenuti che lo rendano ancora giocabile una volta completata la missione principale (per esempio gicabilità online, missioni secondarie con difficoltà superiori...). Le copie usate hanno un prezzo legato alla quantità di copie disponibili. Se il gioco è scadente o non offre altro che la missione principale, le copie disponibili sono molte (e la voce di diffonde attraverso meccanismi come le user reviews di Amazon): il prezzo scende rapidamente. Anche il prezzo del nuovo scende di conseguenza. Giochi ben strutturati, invece, hanno un usato caro e di conseguenza il prezzo del nuovo resiste a lungo.

Questi meccanismi naturali mi spingono a ritenere che la migliore politica sia investire sulla qualità dei contenuti ed evitare di creare problemi agli utenti (a quelli onesti: i pirati trovano sempre il modo di raggirarli). Speriamo che questa specie di "class action" elettronica spinga l'industria dell'intrattenimento ad una profonda riflessione.